DIRETTORE: Raffaello Utzeri
GENERE: Teatro e poesia di ricerca
COLORE: Arancio
Trenta o trentamila righe non basterebbero per provare il rapporto che c’è fra teatro e poesia. E non aiuta una parola chiave, ce ne vogliono tante.
Poesia e teatro sono una coppia inseparabile che abita un castello di pensieri e di gesti. Li comandano a turno e insieme il dire e il fare: poeio e drao, che sono anche il cantare, il danzare, il mostrarsi e l’essere osservati. Allora, tanto vale usare gli assiomi, sia pure in forma interrogativa, che sono punti di partenza per camminare. Cioè: la poesia è teatro interiore (?) Il teatro è lirica manifestata (?). Ecco quindi Elsinore.
In Elsinore avviene l’impensabile. Tutte le parole d’ordine, parole-chiave del castello, non possono impedire che vi accadano delitti: un incesto, un omicidio, un suicidio istigato, una follia procurata. Ma la follia di Amleto è la ricerca della suprema lucidità, il non agire prima di aver compreso, il conoscere per deliberare. Ciò determina il rito di una ricerca epistemologica oltre la scienza con gli strumenti dell’arte. Si può così approdare alla metafora epistemica, che pure resterà ancorata, per opposizione, al campo semantico referenziale da cui prende lo slancio. Il monologo più celebre del mondo è scritto in endecasillabi. Ha un metro e un ritmo prescelti, un respiro e un battito cardiaco che favoriscono la meditazione. Essere è anche non essere? Lo spettacolo amletico è interiore ed esteriore insieme, perché l’identità ha bisogno di apparire, ma non c’è apparizione che contenga una qualche identità.
Inutile insistere con le domande, ce ne sono sempre altre. Però poesia e teatro convergono in una risposta gianica; l’affermazione, o il passato, e la negazione, o il futuro, o viceversa, superano la contraddizione in un presente provvisorio: sì e no. Questo sconvolge Amleto. Cercando la risposta certa, si accorge che nel linguaggio della conoscenza la certezza non c’è.
Alla ricerca di un linguaggio, che colga almeno qualche verità dell’uomo, lo spettacolo poetico continua, con metro, ritmo e metafora.
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