Hemingway

DIRETTORE: Marco Onofrio

GENERE: Racconti brevi

COLORE: Bianco

Che differenza c’è tra “narrare” e “descrivere”?
Tecnicamente, è un fatto quasi tautologico: narrando si porta avanti la storia, sequenza dopo sequenza; descrivendo si rallenta il ritmo, attardandosi nell’approfondimento dei dettagli. Il grande critico ungherese Lukàcs intende la differenza in senso più vasto, filosofico e storico-epocale: chi narra fa rientrare ogni dettaglio in una spiegazione complessiva del mondo, che evidentemente può permettersi perché organico al proprio tempo; chi descrive, invece, rappresenta una miriade di particolari senza volerli o poterli ricondurre a una totalità. Il modo narrativo del descrivere si rende necessario a partire dalla seconda metà dell’Ottocento, con la crisi e l’esclusione dell’artista all’interno della società borghese, dominata da logiche capitalistiche. E diventa viepiù congeniale al Novecento, età dell’angoscia, dove l’uomo (come già in epoca barocca) è spodestato dal “centro”, o dalla sua illusione di possesso, e rotola fragorosamente verso la “x” dell’ignoto, dell’inconscio, dell’assurdo, del nulla… La perdita del “centro” – cioè del cardine ordinatore, del valore stesso dei valori, delle parole con l’iniziale maiuscola, e insomma delle “grandi narrazioni” – si produce come esplosione del mondo in frantumi: ancora significanti, sì, ma spesso misteriosi, pulsanti, inafferrabili, giacché non più conducibili ad uno schema riduzionistico, dove il mondo, siffatto, “non cape” più. Il cosmo diventa caos: deriva di frammenti che sfuggono da tutte le parti e il cui senso viene come risucchiato dalle tenebre della sua infinita complessità. Ecco il frammentismo come modus tipico della narrazione contemporanea. Ecco serpeggiare più e più volte la crisi del romanzo borghese (grande erede del poema epico-cavalleresco degli antichi), mentre si fanno strada ipotesi, istanze e pratiche di romanzo sperimentale, e/o di “antiromanzo”. Ed ecco infine molti narratori scoprire o riscoprire il racconto, col suo respiro breve ma fulminante, libero dai vincoli strutturali, dagli impacci costruttivi e, diciamolo pure, dalle bolse lungaggini del romanzo (specie quando privo di tensione o annacquato in pagine superflue). Il racconto, dunque, come esempio di economia espressiva, di fulgida e concreta trasparenza. Come veicolo di appropriazione “forte”, prensile, agevole, lapidario – nonché luogo letterario di rivelazione epifanica – dei frammenti sparsi in tutto il mondo-caos. Come spiedo per infilzare al cuore la sostanza lavica di questi frammenti, manifestandoli così come sono: accogliendo cioè il portato originale della loro energia senza violentarla e fatalmente spengerla nella struttura riduzionistica della “grande narrazione”. 
Ecco dunque Hemingway, la collana che EdiLet dedica in esclusiva al racconto breve, intitolandola a uno dei più grandi maestri del genere. 

Marco Onofrio

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