Favole approssimative

Una poesia “pensosa” e concentrata, che si avvale talora di neologismi - quando la lingua ordinaria non basti al suo impulso mimetico e plastico di rappresentazione -, e da cui emerge una visione complessa e problematica del mondo, proprio perché la parola è distillata da un confronto rigoroso con la vita e le sue molteplici istanze. Merito dell’autrice è, peraltro, quello di non dirimere le questioni, di lasciarle aperte, sospese, suscettive di risposte potenziali.
Favole approssimative, così, sono le nostre esistenze, come a dire: storie dal finale non scontato, dove anche il più evidente progetto di felicità deve scontrarsi con milioni di fattori e di problemi, con l’ingerenza del destino, con l’intervento del caso. Dio non gioca a dadi, ma gli “eroi” di queste favole sì. Lo diceva Shakespeare, fra gli altri, che la vita è “una favola raccontata da un idiota, piena di rumore e di furore, che non significa nulla”. Oppure no?
(dalla prefazione di Marco Onofrio)
Dati: 2008, 72 pp., brossura
Prezzo: 10 euro
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